Cos’è l’incontinenza urinaria e chi colpisce?

L’incontinenza urinaria è caratterizzata dalla perdita involontaria di urina che determina un disagio sociale e relazionale.

L’International Continence Society (la più autorevole Società Scientifica Urologica Internazionale) nel 2002  definisce l’incontinenza urinaria come: “La perdita involontaria di urina attraverso l’uretra in luoghi e tempi inappropriati e di grado tale da costituire un problema igienico e sociale”.

La perdita di urina può colpire sia gli uomini che le donne, anche se maggiormente a soffrire di questa patologia è il sesso femminile.

Essa denota un sintomo, un segno e una condizione (Abrams e coll. 1988). Il sintomo indica la sensazione della perdita d’urina da parte della paziente; il segno è l’oggettiva dimostrazione della perdita d’urina; la condizione è il processo morboso come dimostrato da indagini cliniche o urodinamiche.

Le incontinenze urinarie possono essere di varia natura, possono cioè essere causate da uno sforzo (Incontinenza Urinaria da Stress) come un colpo di tosse o il sollevamento di un oggetto particolarmente pesante, possono essere causate da un bisogno urgente di urinare (Incontinenza Urinaria da Urgenza), oppure possono essere di tipo misto (Stress + Urgenza). L’incontinenza urinaria, indipendentemente dal tipo, può condizionare negativamente la qualità di vita del paziente e, al contrario di quanto comunemente si crede, può colpire tutte le fasce d’età, dall’adolescenza alla senescenza. Erroneamente viene ritenuta una normale conseguenza, quasi ineluttabile, dell’invecchiamento.

In realtà tale fenomeno non deve mai essere considerato normale anche se sia la vescica che le strutture del pavimento pelvico subiscono, con l’età, alcuni cambiamenti che possono favorire l’insorgenza della patologia.

Le incontinenze urinarie possono essere associate anche ad altre patologie come diabete mellito, morbo di Parkinson e/o demenza senile. Chi ne soffre si ritrova talvolta a vivere in uno stato di profondo isolamento sociale.

Classificazione dell’incontinenza urinaria

Tabella 1.

  • Classificazione Clinica dell’incontinenza urinaria secondo l’ICS (2002)
  • condizioni specifiche

La classificazione dell’incontinenza urinaria da sforzo

Tabella 2.

  • Classificazione Clinica dell’incontinenza urinaria da sforzo secondo Blaivas e Osslon, 1998

Tabella 3.

  • Classificazione Clinica dell’incontinenza urinaria da sforzo (IUS)

Tabella 1: Classificazione Clinica dell’incontinenza urinaria secondo l’ICS (2002)

  • Incontinenza Urinaria da Urgenza
  • Incontinenza Urinaria da Sforzo
  • Enuresi notturna
  • Incontinenza post-minzionale (Dribbling Incontinence)
  • Perdita urinaria continua

La classificazione della ICS prevede 5 condizioni specifiche:

  • Incontinenza da sforzo: perdita involontaria di urina con la tosse, gli starnuti o l’esercizio fisico;
  • Incontinenza da urgenza: perdita involontaria di urina in presenza di stimolo urinario insopprimibile;
  • Incontinenza tipo misto: la combinazione tra le due forme;
  • Enuresi notturna: perdita involontaria di urina durante la notte;
  • Gocciolamento post-minzione: gocciolamento in fase terminale della minzione” sovrapponibile all’altro termine approvato “Perdita Urinaria Continua”

Tabella 2: Classificazione dell’incontinenza urinaria da sforzo

Sintomo: affermazione delle pazienti di perdere involontariamente l’urina.

Segno: dimostrazione obiettiva da parte del medico della perdita di urina con mezzi semplici al fine di verificare e quantificare il sintomo stesso (Stress Test).

Condizione: meccanismo fisiopatologico alla base della perdita involontaria di urina, dimostrato attraverso prove cliniche (presunta) ed urodinamiche (definita).

Una delle conseguenze più gravi dell’Incontinenza Urinaria è l’autoisolamento sociale che le persone si impongono per la paura di una improvvisa perdita in luogo pubblico.

Classificazione secondo Blaivas e Osslon, 1988

  • Tipo 0: anamnesi positiva per Incontinenza Urinaria da Sforzo/Stress senza dimostrazione oggettiva. Uretra e collo vescicale sono aperti sotto sforzo;
  • Tipo 1: sotto sforzo, cistocele minimo o assente con collo vescicale ed uretra che discendono meno di 2 cm al di sotto della sinfisi pubica;
  • Tipo 2A: sotto sforzo, cistocele presente con collo vescicale ed uretra che discendono più di 2 cm al di sotto della sinfisi pubica;
  • Tipo 2B: a riposo, collo vescicale ed uretra discendono più di 2 cm al di sotto della sinfisi pubica;
  • Tipo 3: a riposo e in assenza di contrazioni detrusoriali, collo vescicale ed uretra aperti

Tabella 3

Classificazione clinica dell’Incontinenza Urinaria da Sforzo (IUS)

  • IUS da difetto di trasmissione delle pressioni addominali al distretto cervico-uretrale (ipermobilità uretrale)
  • IUS da deficit sfinterico intrinseco (incompetenza sfinterica uretrale)

Blaivas et al (1997) hanno quantificato la “gravità” del quadro clinico in tre gradi:

  • IU di grado 1: perdita di urina in seguito a lievi variazioni della pressione addominale;
  • IU di grado 2: perdita di urina in seguito a forti variazioni della pressione addominale (come alzarsi dal letto, camminare, sollevare un oggetto da terra);
  • IU di grado 3: perdita di urina in piedi e a riposo.

Fattori di Rischio

Le cause che possono portare a disordini funzionali quali l’incontinenza urinaria femminile, possono essere multifattoriali, talvolta associate tra loro.

Si ritiene che i fattori di rischio siano sicuramente l’età, l’aumento di peso ponderale o l’obesità, la gravidanza, i parti e la loro modalità di espulsione del feto, la menopausa, l’isterectomia, la prostatectomia, alcuni cibi incluso l’alcool, fattori socio-economici, il fumo, l’attività sportiva intensa ed alcune comorbidità quali il diabete, le cistiti ricorrenti, alcune specifiche malattie neurologiche, l’ischemia cardiaca, le menomazioni fisiche o mentali, la depressione.

Diagnosi incontinenza urinaria

Una corretta valutazione diagnostica per individuare il tipo di incontinenza urinaria (IU) femminile dovrebbe includere:

  • Anamnesi della paziente, ossia una dettagliata descrizione della precisa natura dei sintomi della paziente. Ogni sintomo dovrebbe essere caratterizzato e quantificato il più accuratamente possibile (Romanzi e coll. 1995).

Da non trascurare, in particolare:

  • menarca
  • regolarità del ciclo mestruale
  • numero dei parti (distocici, eutocici, l’eventuale uso di forcipe o ventosa, peso del feto, ecc)
  • menopausa
  • interventi chirurgici pregressi (uroginecologici, sulla colonna vertebrale, interventi chirurgici in genere, ecc)

In questa fase inoltre la paziente dovrà riferire il numero delle volte che urina durante l’arco della giornata e durante la notte (diario minzionale), se è presente una condizione di urgenza minzionale e se per questa urgenza non riesce a trattenere le urine (incontinenza da urgenza).

Inoltre è essenziale appurare se durante un colpo di tosse, uno starnuto, uno sforzo fisico o semplicemente mentre si cammina si verifica una perdita (incontinenza da sforzo).

Utile è inoltre quantificare la perdita di urina: se si perdono semplicemente alcune gocce o vengono bagnati completamente gli indumenti o gli assorbenti, se si ha difficoltà ad iniziare la minzione e se, al termine della stessa, si avverte una sensazione di incompleto svuotamento.

È anche importante chiedere alla paziente l’andamento dell’alvo, rilevando la presenza di stipsi o diarrea.

  • Esame obiettivo, che permette di evidenziare le anormalità anatomiche che contribuiscono a determinare l’incontinenza urinaria. L’esplorazione vaginale dovrebbe essere effettuata a vescica piena, con la paziente in posizione litotomica.
  • Esami di laboratorio, che comprendono esame delle urine, urinocoltura ed altri eventuali esami specialistici come l’esame urodinamico, per una diagnosi precisa, e la cistoscopia, una metodica endoscopica che permette di valutare in visione diretta il meccanismo di chiusura dell’uretra e di poter escludere altre patologie vescicali.

Incontinenza urinaria da sforzo, da urgenza, mista

Clinicamente l’incontinenza urinaria, come abbiamo accennato prima, può essere classificata in:

  • Incontinenza da sforzo: definita come la perdita involontaria di urina che si manifesta in seguito ad aumenti della pressione intraddominale come tosse, starnuti sforzi fisici, attività sportiva, ecc…
  • Incontinenza da urgenza: (a cui appartiene anche il paragrafo della vescica iperattiva che vedremo più specificatamente dopo), definita come la perdita involontaria di urina in presenza di un improvviso e forte desiderio di urinare che non può essere controllato né procrastinato.
  • Incontinenza mista: è una combinazione delle due precedenti, o meglio, si ha da una combinazione sia della componente da sforzo che della componente da urgenza.

L’incontinenza inoltre può inoltre manifestarsi temporaneamente anche in condizioni di infezione delle vie urinarie (cistiti) e che, generalmente, si risolve con la terapia dell’infezione stessa.

Tra queste diverse forme, l’incontinenza urinaria femminile da sforzo è la più conosciuta e, da un punto di vista epidemiologico, la forma con la prevalenza più alta (il 55% contro il 12% della Incontinenza da Urgenza ed il 24% delle forme miste).

Vescica iperattiva

La Vescica Iperattiva è una sindrome caratterizzata da un aumento della frequenza urinaria sia diurna che notturna, urgenza minzionale associata o meno ad incontinenza da urgenza. Alla base del fenomeno vi è una iperattività del muscolo vescicale (detrusore), condizione patologica quest’ultima che può essere definita solo con la esecuzione dell’esame urodinamico per evidenziare la presenza o meno di contrazioni muscolari (non-inibite) durante il test.

Le pazienti che presentano una sintomatologia suggestiva per iperattività vescicale, ma che non manifestano contrazioni vescicali involontarie durante il test di riempimento vescicale (cistomanometria), vengono classificate come affette da “urgenza sensitiva” in contrapposizione all’ urgenza motoria” propria della vescica iperattiva.

L’International Continence Society, (la più autorevole Società Scientifica Urologica Internazionale), definisce instabile un detrusore “che si contrae durante il riempimento vescicale spontaneamente o dietro manovre provocatorie…” (Abrams et al, 2002).

Per definizione l’iperattività del muscolo detrusore è propria del paziente non neuropatico, mentre il termine di iperreflessia indica un quadro urodinamico del tutto analogo in un paziente che può rivelare importanti segni di danni neurologici.

L’incontinenza da urgenza, espressione clinica di una vescica iperattiva (OAB – OverActive Bladder), è un problema molto complesso sia per la sua incidenza (è la più frequente forma di incontinenza della terza età) e sia per le ripercussioni negative sulla qualità di vita delle pazienti.

Nell’età adulta l’incidenza di iperattività, sovente asintomatica, è stata valutata intorno al 10% senza differenze significative tra i due sessi. La maggior parte degli studi epidemiologici, con poche eccezioni, ha focalizzato l’attenzione sulla “Incontinenza da Urgenza”, la forma più comune di vescica iperattiva. La prevalenza di OAB aumenta con l’età ed è più comune nelle donne rispetto agli uomini, variando comunque considerevolmente nei diversi studi tra il 3% ed il 45%. Tale ampia variazione è il risultato, in parte, della differenza nei criteri usati nei vari studi.

Esame Obiettivo

L’esame obiettivo può evidenziare eventuali anomalie anatomiche che contribuiscono a determinare l’incontinenza urinaria. L’esplorazione vaginale dovrebbe essere effettuata a vescica piena, con la paziente in posizione litotomica. Devono essere valutati tutti e tre i comparti: l’anteriore, il medio e il posteriore. Durante la valutazione del compartimento anteriore (uretra e vescica) si chiede alla paziente di spingere e tossire per evidenziare la motilità della vescica e dell’uretra e se è presente incontinenza urinaria da sforzo (Stress test).

Lo Stress Test è una semplice metodica usata per simulare la perdita incontrollata di urine durante uno sforzo (colpo di tosse, starnuto, ecc.); è un’importante indicatore dello “stato di salute” dello sfintere uretrale esterno. Un’incompetenza dello stesso è generalmente accompagnata ad incontinenza urinaria da sforzo.

Durante l’esame obiettivo va valutata anche la presenza di una ipermobilità dell’uretra, attraverso un altro semplicissimo test detto Q-tip test (Crystle 1971; Montz e Stanton 1986), importante per stabilire il tipo di approccio chirurgico per la correzione dell’incontinenza urinaria.

Il Q-tip test viene praticato inserendo un cotton-fioc lubrificato all’interno dell’uretra fino al collo vescicale. Si valuta l’angolo a riposo che si determina rispetto alla linea orizzontale. Dopodiché la paziente viene fatta tossire e spingere per valutare come varia l’angolo di oscillazione dell’uretra dallo stato di riposo a quello di massima spinta.

Dopo aver esaminato la parete anteriore della vagina, vanno valutate le restanti porzioni medie e posteriore, in particolare utero, volta e parete vaginale posteriore (isterocele ed enterocele). Una visita combinata, cioè anche attraverso una esplorazione rettale, evidenzia la presenza o meno di un abbassamento della parete vaginale posteriore (colpocele posteriore). La situazione del perineo, che può talvolta essere coinvolto (sindrome perineo discedente) è più valutabile tramite una contrazione del perineo.

Esame Urodinamico

Lo scopo dell’esame urodinamico è:

  • determinare la precisa causa dell’incontinenza urinaria (McGuire,1980);
  • valutare la funzione detrusoriale (iperattività del detrusore ecc.);
  • determinare la possibilità di alterazioni dello svuotamento vescicale;
  • identificare i fattori di rischio urodinamici per lo sviluppo di un deterioramento dell’apparato urinario superiore (dissinergia sfintero-detrusoriale, vescica a bassa compliance, ostacoli allo svuotamento).

Si ritiene che questa metodica garantisca una diagnosi precisa e corretta e viene eseguita come indagine di routine ogni qualvolta venga posta l’indicazione all’esame urodinamico (Incontinenza Urinaria da Urgenza, Incontinenza da Sforzo, Urgenza minzionale, Frequenza urinaria, Disuria, Sindrome Ostruttiva, Nicturia, Prolasso Genitale, Cistiti Ricorrenti, Dolore Pelvico, ecc).

Prima di effettuare l’esame la paziente dovrà effettuare un’urinocoltura e, a seconda dell’anamnesi, di tamponi uretrali che dovranno essere negativi oppure trattati con terapia antibiotica. Questo perché l’esame consiste nel posizionamento di 1 sottile catetere in vescica, e di una minuscola sondina nel retto per la valutazione della pressione addominale durante l’esame. Inoltre la valutazione clinica potrebbe venire alterata dalla presenza di batteri a livello uretrale e/o vescicale.

L’esame urodinamico consiste in 3 fasi:

  • Flussimetria libera: la paziente viene fatta accomodare su un flussimetro (una comoda simile ad un water), che è collegato ad un computer, e le viene chiesto di urinare al momento in cui ha lo stimolo. Questo esame può iniziare a dare alcuni indizi su come avviene la minzione (flusso massimo, tempo di flusso, volume svuotato).
  • Cistomanometria: valuta il comportamento della vescica durante la fase di riempimento e di svuotamento che avviene dopo l’infusione di soluzione fisiologica. La cistomanometria è importante per mettere in evidenza la capacità vescicale e la sua elasticità (compliance), la presenza di una iperattività del detrusore, di una aumentata o diminuita sensibilità (cioè quando la paziente percepisce il primo stimolo ad urinare: range dei valori normali < 250cc) e se si verificano perdite di urina dopo manovre provocative (colpo di tosse o spinta addominale). In particolare la perdita di urina sotto spinta è di fondamentale importanza per distinguere le incontinenze da uretra fissa o da uretra ipermobile e, naturalmente, per orientare nella indicazione terapeutica.
  • Studio Pressione/Flusso: si effettua dopo aver completato la cistomanometria. Quando la paziente riferisce di sentire la vescica piena e di aver necessità di urinare, si interrompe il riempimento e viene chiesto alla paziente di urinare. Questa fase dello studio urodinamico, detta di svuotamento, riveste una fondamentale importanza per la valutazione dell’ostruzione cervico-uretrale (durante la minzione la pressione detrusoriale aumenta notevolmente con valori di flusso urinario che tendono a restare bassi), per la valutazione della contrattilità dello sfintere (ad es. in caso di ipocontrattilità la pressione detrusoriale tende a rimanere con valori normali, ma il flusso urinario è basso), per evidenziare l’utilizzo del torchio addominale durante la minzione e l’eventuale residuo post-minzionale.

Ecco alcuni esempi di tracciati urodinamici:

Vescica stabile (in rosso la p.det)

Iperattività di grado medio (in rosso la p.det)

Iperattività di grado medio (in rosso la p.det)

Fuga d’urina dopo manovra provocativa

Fuga d’urina dopo manovra provocativa

Cistoscopia

La cistoscopia è una metodica lievemente più invasiva rispetto alle precedenti che ci permette di valutare in visione diretta la parete della vescica, il meccanismo di chiusura dell’uretra ed infine di poter escludere altre patologie come possibili cause di una sintomatologia da urgenza e frequenza come ad esempio alcuni processi infiammatori cronici delle vie urinarie, diverticoli, calcoli, neoformazioni vescicali o infezioni delle vie urinarie. Infatti, sono numerosi i casi in letteratura che dimostrano come le neoplasie vescicali, specie quelle di natura solida, possano manifestarsi con una sintomatologia di tipo irritativo, anziché con la classica macroematuria (evidenza di sangue nelle urine).

Tecniche conservative

Cure farmacologiche

TESTO IN AGGIORNAMENTO

Cure riabilitative del pavimento pelvico

TESTO IN AGGIORNAMENTO

Trattamento laser

L’avvento del laser ha rivoluzionato il trattamento delle patologie genitali femminili quali la secchezza vaginale, presente in particolar modo con la menopausa e con la diminuzione di ormoni (Sindrome Genito-Urinaria Menopausale) e il rilasciamento delle pareti vaginali, come avviene nei casi iniziali di incontinenza urinaria e di prolasso.

Si tratta di una tecnologia innovativa semplice, sicura ed efficace che ha l’effetto di innalzare la temperatura dei tessuti mediante una luce laser che va a stimolare la produzione di neo-collagene e conseguentemente ridare tono ai tessuti circostanti. In particolare per l’incontinenza urinaria viene utilizzata con il Laser ad Erbium una sonda filiforme che viene introdotta nel canale uretrale. La procedura procura un minimo fastidio.

Sono sufficienti tre trattamenti a distanza di circa 3 settimane a distanza l’uno dall’altro della durata di 15 minuti e non sono stati registrati effetti collaterali a seguito del trattamento. I trattamenti possono eventualmente essere ripetuti ciclicamente.

Non necessita di anestesia perché non è doloroso e può essere eseguito in ambulatorio.SeguiSeguiSegui

Tecniche Chirurgiche

Le diverse forme di incontinenza urinaria possono essere trattate oggi con metodi diversi che spaziano dalla terapia farmacologica, a quella fisio-riabilitativa, a trattamenti con il laser, ad infiltrazioni endoscopiche con materiali iniettabili oppure a numerose procedure chirurgiche anti-incontinenza che a loro volta utilizzano protesi diverse sia nella forma che nei materiali.

Per questo motivo e per ridurre il fallimento terapeutico, è fondamentale giungere ad una corretta diagnosi sul tipo di incontinenza urinaria e del grado di danno funzionale che conseguentemente indicano una gamma di alternative.

L’attuale tendenza della chirurgia anti-incontinenza è invece quella di effettuare interventi mini-invasivi cercando di ridurre quanto più possibile le complicanze, ed inoltre con la possibilità di ritorno alle normali attività entro una settimana. Questa è anche una richiesta specifica da parte delle pazienti per una patologia benigna come l’incontinenza urinaria che ha un impatto eminentemente sulla qualità della vita.

Tecniche Chirurgiche

Nel passato la Incontinenza Urinaria da Sforzo veniva curata mediante interventi chirurgici effettuati per via vaginale (intervento di Kelly), altri che prevedevano la necessità dell’apertura addominale effettuato in anestesia generale, di un ricovero ospedaliero di circa 1 settimana e circa 1 mese di convalescenza. Le percentuali di guarigione oscillavano tra il 65 e l’80%. Ma a fronte di una buona percentuale di cura sul sintomo incontinenza, presentavano una serie di possibili rischi, soprattutto legati allo svuotamento vescicale, e alla possibile comparsa di successivi prolassi.

L’attuale trend della chirurgia anti-incontinenza è quello di ottenere gli stessi risultati delle tecniche tradizionali utilizzando tecniche mini-invasive con interventi in day-surgery, visti gli ormai indubbi vantaggi di tali procedure, rispetto alle tecniche tradizionali. Il ruolo emergente dell’endoscopia uro-ginecologica ha indotto alcuni gruppi ad utilizzare tecniche laparoscopiche per il trattamento della Incontinenza da Sforzo ma, a tutt’oggi, restano molti dubbi sui reali vantaggi di queste tecniche rispetto agli interventi per via trans-vaginale.

Una procedura ideale dovrebbe poter essere condotta in anestesia locale, essere poco traumatica, semplice, rapida, con tecnica “tension-free” per assicurare la continenza senza ostruzione, praticabile anche da chirurghi poco esperti e con un accesso che consenta la correzione simultanea di eventuali patologie associate del pavimento pelvico, quali ad esempio interventi di riparazione del prolasso genitale o sul segmento posteriore.

Chirurgia endoscopica per l’Incontinenza urinaria da Sforzo

Oggi è possibile procedere tramite chirurgia endoscopica, molto più semplice e di minor impatto sul paziente e che può essere effettuata in regime ambulatoriale e in anestesia locale.

Il concetto di ripristinare la continenza da sforzo mediante l’uso di sostanze iniettate nel punto di congiunzione tra la vescica e l’uretra (chiamata collo vescicale), o lungo l’uretra stessa, non è nuovo. Queste sostanze sono in grado di inspessire le pareti dell’uretra per andare a compensare il deficit sfinterico.

Recentemente è stato proposto un approccio semplificato che consiste nell’introdurre mediante un iniettore plurimo a livello dell’uretra media un gel a base di destranomero e di acido ialuronico, sostanze biologicamente affini già presenti naturalmente nel corpo umano, per cui non c’è il rischio di eventuali reazioni allergiche, sono biodegradabili e biocompatibili. Il trattamento è facile e sicuro e dura in media 1-2 anni, dopo di che può essere ripetuto. Le probabilità di successo variano dal 45% al 65-70%.

Chirurgia endoscopica per l’Incontinenza urinaria da Urgenza

Per il trattamento dell’incontinenza urinaria da urgenza o da vescica iperattiva è stata sviluppata abbastanza recentemente una nuova tecnica endoscopica che si propone se il paziente non risponde alle terapie farmacologiche (anticolinergici) di iniettare all’interno della parete vescicale (nel muscolo detrusore) una sostanza chiamata Tossina Botulinica tipo A, che ha il compito di bloccare l’eccessiva attività del muscolo detrusore. Le probabilità e la durata del Botox sono temporanei, variano da un periodo che può oscillare dai 4 ai 6 mesi e la tecnica può essere ripetuta ciclicamente.

Anche questa procedura endoscopica può essere effettuata in day-hospital in regime ambulatoriale, mediante anestesia locale o con una piccola sedazione.

Tension-free vaginal Tape (TVT)

Verso la fine degli anni ’90 è stato proposto un intervento chirurgico ambulatoriale nel quale una benderella di Prolene, ricoperto da una guaina in materiale sintetico, viene posizionato in anestesia locale al di sotto dell’uretra media, collocata come un’amaca, ripristinando così il fisiologico e normale funzionamento dell’uretra e ripristinando in tal modo la continenza urinaria. Il posizionamento viene effettuato mediante due lunghi aghi curvi che vengono inseriti a livello vaginale lateralmente all’uretra e fuoriescono mediante due piccole incisioni cutanee a livello del pube.

La paziente è posta in anestesia locale (spinale) e perciò collaborativa con il chirurgo durante l’intervento, per poter simulare così dei colpi di tosse e permettere al chirurgo di personalizzare l’intervento.  Ciò consente anche di regolare la tensione della benderella per evitare problemi di svuotamento vescicale successivi all’intervento.

Tale intervento ha percentuali di successo superiori al 90%. Da questo momento, numerosi sono state le varianti proposte a quest’intervento al fine di semplificare ulteriormente l’esecuzione chirurgica e ridurre le pur minime complicanze.

Suprapubic Arc sling (SPARC)

Questa procedura di mini-sling differisce dalla precedente fondamentalmente perché gli aghi più sottili vengono introdotti dall’alto attraverso una piccola incisione sovrapubica.

Il materiale utilizzato per la benderella è del tutto analogo a quello della TVT e le esperienze con questa tecnica hanno evidenziato gli stessi risultati della TVT.

Intra-Vaginal Plasty (IVS):

Questa altra mini-sling differisce in alcuni particolari

Il materiale che costituisce la benderella è un prolene “multifilamento intrecciato”

Il sistema di posizionamento della mesh è costituito da un lungo ago mandrinato in cui l’apice è inclinato di 90°, con una punta conica atraumatica e con un ampio manipolo che offre una maggiore facilità e sicurezza nell’esecuzione della manovra chirurgica.

Trans Obturator Tape (TOT)

Al fine di ridurre il rischio di complicanze vescicali, Delorme (un urologo francese) ha proposto nel 1991 un intervento in cui una benderella di polipropilene monofilamento viene posizionata attraverso la membrana otturatoria nel 3° medio uretrale. Viene utilizzato un ago curvo introdotto a livello inguinale; superata la membrana otturatoria l’ago ruota attorno all’osso pubico e fuoriesce a livello del fornice vaginale laterale all’altezza dell’uretra media.

Uno studio preliminare ha confermato la fattibilità e la bassa morbidità dell’intervento. I risultati sono incoraggianti con una percentuale di guarigione superiore al 90%.

Il Prof. Mauro Cervigni esegue visite ambulatoriali e interventi chirurgici di ginecologia e urologia.

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